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Cosa intendo quando dico che ‘Tutto è Uno’
L’espressione ‘Tutto è Uno’, spesso utilizzata in ambito filosofico, esistenziale o spirituale e, più recentemente, nel campo delle terapie olistiche per definire il concetto di ‘unità’ della materia e dell’energia, collegate in modo indissolubile in un insieme armonico.
A molti può suonare astruso o inconcepibile, soprattutto se si usa l’approccio dei cinque sensi che sperimentano e danno conto della realtà della materia: suoni, odori, sapori, sensazioni, gusti.
Le recenti scoperte della fisica quantistica hanno però abbattuto molti muri relativi alla comprensione di fenomeni apparentemente irreali, che dal pensiero scientifico precedente venivano ritenuti impossibili, in quanto inverificabili tramite l’esperienza.
Einstein e la coda del leone
Einstein affermò che la natura ci mostra soltanto la coda del leone, intendendo dire che oltre la realtà percepibile e misurabile con i sensi, esiste una forza misteriosa che non siamo in grado di vedere dal nostro punto di osservazione cosmico ed espresse compiutamente la metafora dicendo: «Non ho dubbi che essa [la coda] appartenga al leone, anche se lui non può rivelrasi nella sua interezza poiché la sua grandezza è smisurata.».
Le cose non sono oggetti
Il fisico Heisenberg, uno dei padri della fisica quantistica, elaborò il principio di indeterminazione, che sostiene l’impossibilità di misurare con estrema esattezza e in contemporanea le proprietà che definiscono lo stato di una particella elementare. Se ad esempio potessimo determinare con precisione assoluta la posizione, ci troveremmo ad avere massima incertezza sulla sua velocità. Si spinse ad affermare che le cose non sono semplici oggetti, ma possibilità della coscienza di divenire una data realtà.
Invisibile ma possibile
La meccanica quantistica, la teoria fisica basata sugli studi del fisico Max Planck, che a inizi ‘900 pubblicò la teoria secondo cui il mondo è costituito da piccole esplosioni di energia, che chiama ‘quanti’, descrive in termini di probabilità statistica il comportamento dei sistemi di dimensioni atomiche o subatomiche (elettroni, nuclei, atomi, molecole ecc.) per i quali non sono verificate le leggi della meccanica classica e dell’elettromagnetismo. Planck studiando la natura della luce rilevò che le particelle di luce (fotoni) si potevano presentare sia come corpuscoli (materia) che come onde (energia), manifestando due diversi stati in contemporanea. Il terzo principio della meccanica quantistica è detto, appunto, ‘della sovrapposizione degli stati’.
La Matrix Divina
Dai suoi esperimenti e grazie alle sue speculazioni Planck ipotizzò che tutta la materia traesse origine e vita solo in virtù di una forza, dietro la quale esiste una mente cosciente e intelligente, che è la matrice di tutta la materia. Il campo intelligente di energia che unifica tutte le cose (visibili e invisibili) è definito Matrice di Planck dalla comunità scientifica e Matrix Divina da alcuni filosofi e ricercatori.
Il primo principio della meccanica quantistica postula che, poiché tutto esiste all’interno di una matrice unica, tutte le cose sono collegate tra loro. Di conseguenza, ciò che facciamo in una determinata situazione avrà un effetto anche in altri frangenti della nostra vita.
Una conoscenza antica e una nuova visione scientifica
Quello che la fisica quantistica definisce ‘campo quantico esteso’, era noto a molte antiche culture, religioni e filosofie. Assiri, Fenici e Babilonesi, il Talmud, le Tavole di Thoth degli Egizi, la Bhagavadgītā degli Induisti, la Bibbia, sia nel Vecchio che nel Nuovo Testamento, affermano che le informazioni sono presenti in ogni parte dell’universo e della natura e, lungi dall’essere un concetto astratto, presentano una propria realtà e consistenza entrando perciò di diritto a far parte dell’universo fisico e si possono concepire come un campo esteso, che i Veda chiavano ‘Akasha’, parola sanscrita che nella filosofia indiana indica il primo e più fondamentale dei cinque elementi: l’etere. Gli altri sono aria, fuoco, acqua, terra.
Per la cultura vedica indù l’Akasha è il supporto onnipervadente che soggiace a tutte le cose e diviene tutte le cose. È reale, ma così sottile che non può essere percepito, a meno che esso divenga le molte cose che popolano il mondo manifesto. I sensi fisici non percepiscono l’Akasha ma possiamo raggiungerlo attraverso la pratica spirituale, che porta all’intuizione.
La nuova scienza e l’Akasha
L’Akasha comprende in sé le proprietà di tutti e cinque gli elementi, è il vuoto ‘pieno’ da cui emerse tutto ciò che percepiamo con i sensi e in cui infine tutto sarà riassorbito ed equivale al vuoto unificato della nuova fisica.
È il campo originale da cui sono emersi atomi e particelle, stelle e pianeti, corpi umani, animali e tutte le cose che possono essere viste e toccate. Si tratta di un supporto dinamico pieno di energia in fluttuazione perpetua. Il vuoto è costituito dall’Akasha e dal Prana raggruppati nell’utero unico di tutta la materia e di tutta la forza dell’universo. Tesla adottò questa visione e parlò di un ‘supporto originale’ che riempie lo spazio e lo comparò all’Akasha, l’etere che trasporta la luce. Nel suo manoscritto inedito del 1907 La più grande impresa dell’uomo, egli scrisse che questo supporto originale, un tipo di campo di forza, diviene materia quando il ‘prana’, l’energia cosmica, agisce su di esso e quando l’azione cessa, la materia svanisce e ritorna all’Akasha. Dato che questo supporto riempie tutto lo spazio, ogni cosa che avviene nello spazio può essere ricollegata a esso. Gli scienziati si rendono ora conto che lo spazio non è vuoto e che ciò che viene chiamato ‘vuoto quantico’ è in effetti un ‘pieno cosmico’.
La Teoria Integrale del Tutto
La visione akashica integra armoniosamente la coerenza scientifica alla concezione della nostra appartenenza al Tutto. Sulla memoria e i registri akashici ci sono ormai molti studi e molte speculazioni teoriche di fisici all’avanguardia tra cui Stephen Hawking, il fisico che elaborò la TOE (Theory Of Everything) la Teoria del Tutto. La grande intuizione della Teoria Integrale del Tutto consiste nel fatto che ipotizza che ogni minima particella dell’universo possieda una coscienza e una memoria. Questo vale sia per il piccolo e l’infinitamente piccolo, che per il grande, l’immenso e l’infinito. Dall’atomo, alla cellula fino al cosmo tutto è pervaso da una coscienza e da una memoria. La fisica quantistica ha appurato che esiste un campo energetico, la cui esistenza è ormai accettata anche dalla scienza, definito ‘campo akashico’, che altro non è che la memoria del cosmo, del nostro universo, nel quale la memoria collettiva si inscrive. Esistono tutta una serie di informazioni attive ed efficaci che collegano tutte le cose dell’universo, creando fra loro una connessione quasi istantanea.
L’universo informato
Il presupposto della teoria integrale del tutto è che l’universo abbia ricevuto tutta una serie di informazioni che lo guidano. La Teoria Integrale del Tutto ci avvicina alla comprensione della reale natura di tutto ciò che esiste e che si evolve nello spazio e nel tempo, sia che si tratti di atomi, galassie, animali o esseri umani; ci aiuta a comprendere le origini e il destino della vita dell’universo, da dove viene tutto e dove stia andando, a cominciare a crearci una visione del futuro della vita nel cosmo e a porre le radici della coscienza umana e cosmica.
Si tratta di una nuova visione scientifica del mondo che conferma le intuizioni di Jung sull’inconscio collettivo. Una vera rivoluzione, un cambiamento del paradigma scientifico che ci pone di fronte allo smantellamento di una serie di capisaldi delle cosiddette credenze scientifiche, dalla coerenza in fisica quantistica, in cosmologia e nella ricerca sulla coscienza, alle informazioni sul funzionamento della natura e sul ‘vuoto’ e sul ‘pieno quantico’.
La coscienza cosmica
È la prossima evoluzione della coscienza umana, sarà quella che ci permetterà di raggiungere le vette più lontane, di andare oltre il cervello e di aprire la nostra mente e la nostra comprensione a concetti quali la reincarnazione e l’immortalità.
Ervin Laszlo, nel suo testo, La scienza e il campo akashico tratta delle origini degli elementi essenziali della visione del mondo che sta ora emergendo nei settori avanzati delle nuove scienze: la fisica, la cosmologia, le scienze biologiche e il nuovo campo della ricerca sulla coscienza. La caratteristica di questa visione è la scoperta rivoluzionaria che alle radici della realtà non ci sono solo materia ed energia, ma anche un fattore più sottile, ma egualmente fondamentale che possiamo descrivere come informazione attiva ed efficace.
Le informazioni collegano tutte le cose dell’universo: gli atomi, così come le galassie, gli organismi e le menti. Grazie a questa scoperta il frammentato concetto del mondo, caratteristico dei settori dominanti delle scienze, viene trasformato in una visione integrale olistica del mondo stesso.
L’apparenza inganna
Come abbiamo visto, quello che nel pensiero scientifico lineare precedente alla Teoria Integrale del Tutto, veniva classificato come impossibile o non verificabile, era invece ben noto alle antiche tradizioni, che prevedevano una visione del cosmo come luogo di integrazione e interazione dei corpi, della materia, dell’energia e delle esperienze, una realtà impalpabile, ma non per questo meno concreta, in cui ogni corpo animato e inanimato emette una vibrazione e lascia una traccia.
L’apparenza inganna e, nonostante la nostra percezione materiale, che si limita a registrare la realtà come una serie di eventi e di parti discontinue e ci induce a ritenere che gli stessi avvenimenti accadano in maniera separata l’uno dall’altro, di fatto queste parti, che possono aver interagito fra loro in passato, quando si ricollegano, entrano in risonanza e rimangono correlate per sempre.
Secondo la teoria del Big Bang, per esempio, l’intero Universo è nato da un nucleo unico e indistinto, perciò correlato fin dal suo primo istante.
Il fenomeno dell’entanglement
Riguardo tali parti separate correlate, si è visto che quanto uno sperimentatore fa in una determinata area ha un effetto nei risultati in un’area lontana, separata nello spazio. Questa possibilità implica una comunicazione diversa da quella che viene abitualmente considerata dalla fisica convenzionale.
La coerenza non locale ha implicazioni importanti in quanto segnala che nell’universo non ci sono soltanto materia ed energia, ma anche un elemento più sottile, ma del tutto reale che collega e produce le forme di coerenza quasi istantanea che vengono osservate. La fisica quantistica ha scoperto, per esempio, che due particelle che si sono incontrate e hanno reciprocamente scambiato informazioni, rimangono poi collegate e comunicanti tra loro, indipendentemente dalla distanza fisica (fenomeno dell’entanglement).
L’Anima Mundi
Ritroviamo la visione integrata della filosofia orientale nel pensiero di molti eruditi del Rinascimento. L’enunciazione relativa all’Anima Mundi fu una delle idee considerate eretiche, che costarono a Giordano Bruno la condanna da parte della Santa Inquisizione. Come il nostro pensiero procede di spazio in spazio senza fine, così nella realtà si distende uno spazio infinito, in cui centro, circonferenza e ogni altra determinazione sono relative «… e un’infinita materia tutto ugualmente lo riempie, mossa dalla stessa infinita causa intrinseca (Anima Universale), che forma e fa rotare mondi innumerevoli. Per tale presenza dell’anima universale (Anima Mundi est tota in toto et in qualibet totius parte) ogni cosa è specchio dell’universo ed eco della voce che ovunque risuona.».
Bruno riprende il detto di Anassagora («in ogni cosa tutte») esprimendo così il suo pensiero: «in quacunque re, etiam exigua et abscissa, mundum, nedum mundi simulacrum valeas intueri» (Sigillus, II, 3); «in ogni uomo, in ciascun individuo si contempla un mondo, un universo.».
Visione olografica della realtà
L’idea di un unico organismo senziente espressa fin dai tempi antichi attraversò i secoli fino all’Illuminismo, che ponendo le basi del moderno pensiero scientifico, basato sullo studio e la classificazione delle singole parti, la rese obsoleta, relegandola alla stregua di superstizione. Dal XII° secolo fino al Rinascimento il concetto di Anima Mundi, cioè di un’unica energia vitale che pervadeva e unificava tutte le parti della creazione fu il fondamento di ricerche e speculazioni di filosofi e scienziati. Tommaso d’Aquino nel suo trattato Sull’anima esprime con chiarezza ciò che viene oggi affermato dalle terapie olistiche: «Anima est tota in toto corpore, et tota in qualibet parte eius.». «Ogni parte contiene il tutto e tutto è contenuto in ogni minima parte.».
Nel saggio Tutto è uno (The Holographic Universe), scritto da Michael Talbot, pubblicato nel 1991 negli Stati Uniti e nel 1997 in Italia, basandosi sul secondo principio della meccanica quantistica, l’autore descrive la possibilità di una visione olografica della realtà. Il secondo principio della meccanica quantistica postula infatti che la Matrix sia olografica, cioè che in ogni parte del campo sia contenuto tutto ciò che esiste in esso, proprio come affermavano Giordano Bruno, Tommaso d’Aquino e molti altri pensatori.
Il meraviglioso frattale
Se si osserva un fiocco di neve al microscopio si può vedere come lo schema di base venga ripetuto all’infinito e sia osservabile in ogni minima particella, anche la più infinitesimale e invisibile a occhio nudo. La sua struttura all’apparenza irregolare è in realtà un frattale, cioè una figura in un cui un singolo motivo viene ripetuto su scale decrescenti, Se si ingrandisce una parte della figura possiamo individuarvi una copia in scala della figura stessa, che si ripete all’infinito.
Il padre della teoria dei frattali è considerato Benoit Mandelbrot, matematico polacco che per primo formalizzò le proprietà di queste figure, prima di lui considerate degli oggetti eccezionali, dei ‘mostri matematici’. Prima di lui altri celebri matematici come Cantor, Peano, Hilbert, von Koch, Sierpinski avevano descritto alcuni frattali classici, ma fu solo con il suo The fractal geometry of nature che trovarono posto in una teoria unificata, che ne sottolineava i legami con forme tipiche della natura (alberi, foglie, coste, etc.). Mandelbrot le definì così «Meraviglie senza fine saltano fuori da regole semplici che vengono ripetute indefinitamente.».
Il Corpus Totum
Questa modalità in cui il Tutto contiene ogni singola parte e in ogni parte è contenuto il Tutto si verifica in ogni organismo o struttura vivente animata o inanimata. Accade con il corpo umano che, per esempio, presenta dei punti energetici sotto la pianta dei piedi, che richiamano l’intera struttura del corpo, quello che le antiche scuole di medicina chiamavano il ‘corpus totum’ e che è oggi ben noto a chi pratica riflessologia plantare. La medicina tradizionale cinese raffigura il corpo umano percorso da meridiani, linee che indicano il percorso dei canali energetici che permettono il corretto fluire dell’energia, facendola scorrere armoniosamente lungo tutto il corpo. Ostruzioni o blocchi di questi canali determinano disturbi, che si riflettono sugli organi adiacenti. La medicina ayurvedica e altre tradizioni trattano i nostri centri energetici, i chakra, sempre considerati in connessione con gli organi interni che si trovano in prossimità.
Il microcosmo è l’immagine speculare del macrocosmo e tutte le energie che vi si muovono sono collegate tra loro: la luna, le maree e il ciclo mestruale, così come i cicli delle stagioni, le fasi della vita, i ritmi circadiani sonno-veglia.
Ogni movimento nel piccolo è specchio di ciò che avviene nell’immenso.
Conseguenze della visione olistica
Ciò che più conta e che ci interessa analizzare sono le conseguenze di tale pensiero sui comportamenti umani.
- Considerare l’intera umanità come un tutto interconnesso equivale a considerarci tutti i figli dello stesso Padre, secondo gli insegnamenti cristiani. Ne deriva un’etica di rispetto per le persone, l’ambiente, la natura e tutte le forme viventi.
- Questo implica anche un approccio compassionevole e comprensivo nei confronti del nostro prossimo. Quando riesco a considerare l’altro non qualcosa di estraneo da me, ma qualcuno di cui condivido l’umanità, le emozioni, i sentimenti, le passioni, sarò inevitabilmente portato a provare maggiore empatia.
- Notevoli implicazioni si hanno anche nei riguardi del trattamento dei sintomi e della prevenzione dei disturbi fisici. Le terapie olistiche, lungi dal considerare il sintomo come qualcosa di avulso dall’insieme, lo leggono come un segnale che il nostro corpo intelligente manda per farci comprendere che qualcosa nel perfetto ingranaggio si è incrinato.
- Tutto è uno, oltre a essere un principio filosofico, è la frase che presuppone la fratellanza, l’unione, la reciproca comprensione e la tolleranza.
‘Tutti siamo Uno’
La frase ‘Aho Mitakuye Oyasin’ si può tradurre letteralmente come ‘tutte le mie relazioni (o parenti)’, ‘siamo tutti connessi’, ‘tutto è connesso’ o anche ‘tutto è in relazione’. È la frase rituale pronunciata dai Sioux Lakota per indicare che siamo tutti figli di uno stesso utero, quello della Madre Terra.
Le tribù native hanno chiaro questo concetto e sembrano in grado di comunicare oltre la vista e l’udito. Come dimostrato da tradizioni, edifici e oggetti di popoli diversi che abitano punti diversi del globo e che hanno vissuto in epoche diverse della storia, intere culture sembrano condividere tra loro le stesse informazioni, anche se, a quanto ne sappiamo, non entrarono mai in contatto le une con le altre, e mostrano la capacità di trasferire spontaneamente pensieri e immagini, specialmente con altre persone a loro geneticamente o emozionalmente vicine.
Alcune immagini e idee (simboli universali e archetipi) si riscontrano e ricorrono nella cultura di tutte le civiltà, moderne e antiche, indipendentemente dal fatto che le loro genti si siano incontrate o siano venute a conoscenza dell’esistenza delle altre.
Il potere del pensiero
Non soltanto le persone sono in grado di comunicare con le menti di altre persone, ma possono anche interagire con i loro corpi. Quando la mente cosciente di una persona è in grado di produrre effetti ripetibili e misurabili sul corpo di un altro questi effetti vengono detti telesomatici. Questa facoltà, nota ai popoli nativi e al pensiero cosiddetto ‘primitivo’, viene verificata oggi in esperimenti controllati e costituisce la base di una nuova branca della medicina nota come medicina telesomatica o ‘non locale’.
Le attuali scoperte ai margini estremi della coscienza umana richiamano l’affermazione fatta da Einstein mezzo secolo fa: «Un essere umano,» egli disse, «fa parte del Tutto, da noi chiamato ‘Universo’, una parte limitata nel Tempo e nello Spazio. Egli fa esperienza di pensieri ed emozioni come qualcosa di separato da tutto il resto: una sorta di illusione ottica della sua Coscienza. Questa illusione è una specie di prigione per noi, e ci limita alle nostre decisioni personali e all’affetto per le poche persone a noi più vicine.».
La magia simpatica
Gli effetti telesomatici erano noti alle culture tradizionali: gli antropologi li chiamano ‘magia simpatica’. Sciamani e stregoni, coloro che praticano tale magia, per esempio il vudù, sono in grado di agire sulla persona da loro scelta, oppure possono utilizzare un oggetto che la rappresenta, come ad esempio una bambola. Nel suo studio Il ramo d’oro James Frazer scrisse che gli sciamani nativi americani tracciavano l’immagine di una persona nella sabbia o sull’argilla e quindi la trafiggevano con un bastone appuntito o la danneggiavano in qualche altro modo. Il danno corrispondente si diceva venisse inflitto alla persona rappresentata dall’immagine. Gli osservatori scoprivano che la persona oggetto di tale pratica era spesso colpita da malattia fino a entrare in uno stato letargico e talvolta persino a morire.
Le connessioni transpersonali
Nella visione conservatrice la comunicazione e l’interazione sono limitate ai nostri canali sensoriali (tutto ciò che c’è nella mente, si dice, dev’essere prima passato dagli occhi o dalle orecchie), ma valenti psicologi, psichiatri e ricercatori della coscienza stanno riscoprendo ciò che Einstein aveva compreso e che le antiche culture hanno sempre saputo: che anche noi siamo collegati attraverso connessioni più sottili e vaste. Nella letteratura scientifica corrente, tali connessioni sono dette transpersonali.
Le culture tradizionali non consideravano illusorie le connessioni transpersonali con popoli, tribù o culture distanti, mentre la mente moderna fatica ad accettare come reale qualcosa che non sia ‘manifesto’. I collegamenti transpersonali sono visti come paranormali e ammessi esclusivamente in condizioni eccezionali, per esempio nel caso del ‘dolore dei gemelli’: quando uno dei due gemelli prova il dolore o il trauma dell’altro.
La preghiera di intercessione
Tra le forme di magia simpatica vi è la guarigione tramite preghiera di intercessione.
Il cardiologo Randolph Byrd con l’aiuto di strumenti informatici intraprese uno studio della durata di 10 mesi, relativo ai ricorsi medici di alcuni pazienti dell’Unità di Assistenza Cardiaca del San Francisco General Hospital. Come riportato dal “Sun Medical Journal” nel 1988, Byrd costituì un gruppo di sperimentatori formato da persone ordinarie, la cui unica caratteristica comune era l’abitudine di pregare regolarmente in congregazioni cattoliche o protestanti di tutto il paese. Alle persone selezionate fu chiesto di pregare per la guarigione di un gruppo di 192 pazienti; un altro gruppo di 210 pazienti per cui nessuno pregò costituì il gruppo di controllo.
Né i pazienti, né gli infermieri, né i medici sapevano a quale dei due gruppi appartenessero i pazienti. Le persone che dovevano pregare ricevettero i nomi dei pazienti e alcune informazioni sulle loro condizioni cardiache. Ogni persona poteva pregare per diversi pazienti e tutti i pazienti ebbero da 5 a 7 persone che pregavano per loro.
I dati furono significativi: il gruppo oggetto di preghiera ebbe 5 volte meno la probabilità di necessitare di antibiotici rispetto al gruppo di controllo: 3 pazienti contro 16 svilupparono tre volte di meno un edema polmonare; 6 pazienti rispetto a 18 ebbero bisogno di intubazione endotracheale, mentre 12 pazienti nel gruppo di controllo vi furono sottoposti e meno pazienti morirono nel primo gruppo rispetto al secondo, sebbene questo particolare risultato non fosse statisticamente significativo.
Si scoprì che la vicinanza o la distanza dai pazienti, di coloro che pregavano non aveva alcuna importanza e nemmeno il modo di pregare. Il fattore che faceva la differenza era la preghiera concentrata e ripetuta, indipendentemente da dove questo avveniva e a chi era rivolta.
Infinite possibilità di evoluzione
La Teoria Integrale del Tutto ritiene che la coscienza sia olografica e ciò significa, per esempio, che la preghiera o il pensiero benevolo che formuliamo nel soggiorno di casa nostra esiste già presso i nostri cari, nel luogo in cui vogliamo che se ne manifestino gli effetti. Non serve inviare preghiere o benedizioni da qualche parte perché sono già presenti ovunque.
Rendendosi consapevoli del potere della nostra mente e delle infinite prospettive che si aprono al cambiamento e alla trasformazione è possibile per ciascuno di noi apprendere nuove forme e metodi di evoluzione.
Nei percorsi di Coaching faccio tesoro delle più recenti scoperte delle neuroscienze e della fisica quantistica, mettendole al servizio del potenziamento e dell’autorealizzazione dei miei pazienti.
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Bibliografia
- Gregg Braden, La Matrix Divina. Un ponte tra tempo, spazio, miracoli e credenze, Macro Edizioni, 2019
- Ervin Laszlo, La scienza e il campo akashico. Connessione e memoria nel cosmo e nella coscienza: una Teoria Integrale del Tutto, Apogeo, 2010
- Stephen Hawking, La teoria del tutto. Origine e destino dell’universo, Rizzoli, 2015
